Storia del gin

 

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Gin è un’abbreviazione inglese di Genever, parola olandese che indica il ginepro, il principale agente aromatizzante. E’ una pianta sempreverde che viene coltivata a scopi commerciali nell’Italia Settentrionale, in Croazia, negli Stati Uniti e in Canada.
Il gin nasce nei Paesi Bassi a metà del Seicento, per mano di Francisco Della Boe, dottore dell’Università di Leida, in cerca di una cura per i soldati olandesi colpiti da febbre nelle Indie Orientali.
Dall’Olanda il gin prese la via dell’Inghilterra, dove nel 1690 raggiunse l’apice della sua produzione. Lo favorirono le leggi protezionistiche di Guglielmo III d’Orange che vietando l’importazione di prodotti stranieri, come il cognac dei rivali francesi, in poco tempo ne fece un prodotto stategico dell’economia locale, tanto da essere utilizzato come parte del salario da destinare agli operai.
Le conseguenze di questa diffusione furono però disastrose e da lì a poco si registrò un forte aumento del tasso di alcolismo nella popolazione più povera, con gravi ripercussioni di ordine pubblico e di sicurezza. Il governo inglese, allora, guidato dal primo ministro Robert Walpole, tra il 1729 e il 1751, per volontà di Giorgio II, cercò di arginare la situazione con l’emanazione delle Gin Acts: le cinque leggi che cercavano di porre un freno al consumo di gin. Tra questi provvedimenti vi era anche l’innalzamento della tassa di distillazione a 50 sterline.
La legge prevedeva di fatto: la chiusura delle piccole distillerie artigianali incapaci di pagare l’elevatissima tassa, la proibizione di vendere gin in locali non atti alla somministrazione e la galera per i distillatori casalinghi. Si vietava contemporaneamente la produzione di rimedi medici alcolici, elisir di lunga vita e toccasana messi a punto, per lo più, da cialtroni e falsi medici.
La legge non sortì gli effetti desiderati e negli anni venti del ‘700 fu stimato che un quarto delle abitazioni di Londra producesse o vendesse gin. L’ubriachezza costituiva un serio problema e, contro di essa, ben poco fecero le leggi che limitavano le mescite ed imponevano una forte tassa sul distillato, che di fatto, non ponendo gli ammortizzatori sociali, non fu in grado di ridistribuire la ricchezza in maniera equa. Furono anni di rivolte e dure represssioni sociali che portarono alla chiusura di tutte le piccole distillerie. Solo dopo l’abolizione del “Gin Act” e il controllo fiscale a cui fu sottoposto, si creò una competizione tra i produttori che apportò miglioramenti sia sulla produzione che sulla qualità.

 

Le prime distillerie legali

Lo scozzese Alexander Gordon, grazie alla sua conoscenza della materia prima e del sapere della distillazione legata alla produzione del wisky, intuì la possibilità di creare una distilleria ed un prodotto con caratteristiche organolettiche superiori. Si trasferì a Londra e nel 1742 aprì la sua distilleria a Finsbury, in qualità di primo produttore della tipologia London Dry Gin, quella più apprezzata dagli inglesi. Il Gin act aiutò Gordon che poté operare in un regime di monopolio, essendo l’unica distilleria presente sul territorio inglese.

Nel 1793, all’interno di un monastero benedettino immerso nel parco di Dartmoor e costruito nel 1431, nacque a Plymouth la ” The black friars distillery” . Il monastero rappresentava l’ultimo alloggio per quei frati missionari che salpavano alla volta del Nuovo Mondo per l’opera di evangelizzazione. Non a caso sulla bottiglia, in basso a destra, per ricordare le origini monastiche della distilleria, vi è raffigurato uno dei frati. La distilleria, la più antica dell’ Inghilterra ancora operativa, produrrà uno dei gin più conosciuti al mondo, il Plymouth.